L'URLO DELL'ARTE

EVENTI ORGANIZZATI DA TOGACI - ARTE A 360°

martedì 28 febbraio 2012

Comprami Vendimi Affittami di Alessio Fralleone





Comprami Vendimi Affittami di Alessio Fralleone


a cura di Togaci

Il 9 marzo 2012 inaugura la personale dell'artista romano Alessio Fralleone negli spazi dell'HulaHoop Club

Un crescendo di musica e arte, sono queste le premesse della serata d'apertura di "Comprami Vendimi Affittami". Alessio Fralleone sceglie le note di Morgan Morrison per intraprendere un viaggio iniziatico insieme al pubblico. L'opera nasce dal mondo delle idee e viene scaraventata in quello reale grazie all'azione, alla foga improvvisata del momento, aiutata dalle note vibranti della musica sperimentale. Il mistero della creazione si sdoppia per tutta la durata della performance, intenso spaccato temporale in cui lo spettatore amplifica la totalità dei cinque sensi e sfiora la grandiosità dell'arte. La metodicità del fare si nutre della libertà di condividere, i limiti sono erosi dalla partecipazione e gli animi possono muoversi all'unisono per un breve, fugace attimo.



testo di Camilla Cossu



La parola possiede la potenza di unire, sovvertire, specificare, confondere. La rara forza che un vocabolo scritto acquisisce dipende da variabili prettamente umane, da quel legame tra vissuto interiore e contesto culturale che supera i limiti del tempo e si ricollega all'immaginazione. E se l'immaginario visivo viaggia su un binario parallelo alla parola, vi è un momento in cui la fusione tra le due vie origina ciò che i dibattiti secolari degli uomini chiamano "opera d'arte". Esiste un momento, sospeso nell'immaterialità del pensiero creativo, in cui l'artista si affida al proprio universo di regole ed inizia a tessere un progetto di ciò che ancora non è ma sarà, sovvertendo a priori ogni realtà esistente. Per Alessio Fralleone la progettualità è la base su cui muoversi per accostarsi al caos, il vero nucleo da cui la sua arte attinge per potersi mostrare. Egli è il mezzo che sceglie come tradurla attraverso quel tipo d'agire viscerale che trasforma il pigmento puro in elemento sovversivo, condotto sulla materia traslucida dal gesto di chi sa riconoscere il caos e vuole renderlo libero.

"Comprami Vendimi Affittami" è il fulcro concettuale dell'artista romano, discorso nato dal connubio tra la sua consapevolezza tecnica e la capacità di bilanciare il calore espressivo con la fermezza significante della parola, ora tra luccicanti misture e muscolature sanguigne di corpi torti, ora tra bande vivaci di colore steso in campiture studiate. I suoi prodotti guardano all'arte e alla sua tradizione affondando le radici nella contemporaneità di chi adopera la processualità ed il segno come ingredienti per la propria ricetta personale. L'osservatore si trova dinnanzi all'opera come fosse seduto a tavola, impegnato a gustare un piatto ricco che ha bisogno di essere digerito, scisso degli elementi complessi con cui è stato creato ed infine accolto nella lucidità fredda di un esame individuale. L'happening dell'artista non guarda al passato ma accoglie l'accadere, supera l'intricata questione della tematica figurativa anche quando l'opera d'arte si presenta già conclusa tra gli ambienti privati dello studio e volge all'astratto.

Ciò perchè essa è frutto del dialogo privilegiato che intrattiene con il suo creatore, l'unico in grado di testimoniare sulla tela o su qualsiasi altro supporto che ogni manifestazione, ogni rappresentazione ha luogo a prescindere dall'involucro formale che la contiene.

L'affissione dei cartelli "Comprami Vendimi Affittami" amplifica la dimensione dell'opera d'arte e limita la portata emotiva ed individuale, chiude il cerchio innescato dalla creatività dell'uno per stimolare alla ricezione pensata di molti. Ci si trova dinnanzi ad un oggetto parlante, ricco di suggestioni giacenti nel profondo ma idealmente progettato per essere creato e donato al suo pubblico in qualità di artefatto artistico. Ciò che l'arte di Alessio Fralleone porta con sè stimola la volontà umana di allenare l'occhio a guardare e la mente a lasciar giungere le cose a sè, scatenare quel fluire di domande che si oppone alla tendenza esistenziale del voler trovare un senso univoco nella risposta. La preziosa potenza della parola e di ciò che chiamiamo opera d'arte fonda la sua eternità proprio nell'indefinitezza, in quella pulsione interiore che smuove gli animi ed allo stesso tempo, paradossalmente, li raffredda. Non esistono parole che siano definitive per spiegare ciò che va oltre lo scibile e supera la piccolezza degli esseri umani, solo un grande mistero che si origina nell'immaginazione di questi ultimi e sfugge loro nel momento in cui l'opera stessa dichiara all'artista il suo epilogo creativo.

Hula Hoop Club


Via L.F. De Magistris 91/93

00176 Roma



tel.3493191935

info:togacipreservice@gmail.com

aperitivo ore 19.30





lunedì 20 febbraio 2012

Vita al Pop, bipersonale degli artisti ERETICA e DCGRAPHIC.



BI-PERSONALE DI ERETICA E DCGRAPHIC


DAL 24/02/2012 AL 8/03/2012
A CURA TOGACI
PROGETTO COMUNICATIVO
ALESSIO BRUGNOLI
selezione musicale ENEA

Il 24 febbraio l’Hula Hoop, il club eretico e irriverente nel cuore del Pigneto, in via De Magistris 91/93, prosegue la sua esplorazione del Contemporaneo con la mostra Lunga Vita al Pop, bipersonale degli artisti ERETICA e DCGRAPHIC.
Una mostra che afferma con forza due principi: l’attualità della Pop Art e la necessità di ampliare i confini di ciò che chiamiamo Arte.
Il Pop non è morto. Non è un ricordo nostalgico degli Anni Sessanta. Il Pop è anarchia. Il Pop è un grido di libertà.
ERETICA e DCGRAPHIC ci dicono questo, mostrando la vacuità delle icone con cui ogni potere ci rende schiavi-
Il secondo tema è nella dichiarazione d’orgoglio di chi fa arte digitale: non una sorella minore di media tradizionale, ma un linguaggio nuovo e di rottura. ERETICA e DCGRAPHIC non sono grafici, ma artisti vettoriali, alfieri di un modo nuovo di usare tavolozza e pennello che non modifica foto preesistenti, ma si parte da zero e si costruisce interamente a mano libera su computer.
Così nasce un mondo nuovo che mischiando linguaggio colto alla street art, costringe lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo ruolo nel mondo.
Perché, come diceva il buon vecchio Frank Zappa
La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperto

ALESSIO BRUGNOLI

Scrive :

A volte, pensando all’arte dell’ultimo secolo, mi viene in mente il panorama del Carso: una terra aspra e desolata che spaventa spesso il viaggiatore, ma cui, con un poco di pazienza, è possibile scovare delle esplosioni di bellezza. In cui bisogna evitare le trappole dei terreni franosi. Dove domina la sorpresa di fiumi sotterranei che scompaiono nel nulla, per riapparire improvvisamente ad enorme distanza.

Così, nel Novecento linguaggi e tendenze che parevano essere sfumate, distrutte dalla Storia, rinascono come araba fenice dalle proprie ceneri.

Penso all’espressionismo che ha cambiato tante volte nome. O alle declinazioni del Futurismo. Oppure alla Pop Art.

A prima vista, questa può sembrare un fenomeno morto e sepolto. Un qualcosa fiorito negli anni del boom economico, in cui la società era quasi ubriaca del il linguaggio di oggetti e simboli prodotto dalla Civiltà dei Consumi.

Ciò, più in America che in Europa, in cui il tutto è più problematico ed ambiguo, ha portato ad una esaltazione dell'immagine, del prodotto e dell'Icona pubblicitaria è visto come liberazione dagli incubi e dalle tragedie del passato. Un immenso esorcismo dalla paura di esistere, compiuto tramite il Denaro.

E ciò paradossalmente è avvenuto tramite l’utilizzo di alcune istanze dell’espressionismo astratto: la liberazione del l'Arte da ogni contenuto emotivo.

Ma a differenza di Pollock e compagni, la Pop Art non abbandona il Reale, inseguendo l'Idea platonica, ma lo identifica con l'Oggetto, a cui cerca di ridonare dignità estetica. Ciò provoca il capovolgimento del concetto di leggibilità di un'opera d'arte.
Si esce dal mondo percettivo, l’esperienza del singolo individuo, il cardine delle avanguardie, alla globalità del confronto con il quotidiano.
Nel quadro sono integrati emblemi, segni, frammenti. Immagine e vita non si contrappongono più, ma devono somigliarsi. Per la seconda l'immagine è referente. Il suo valore è nel dialogo con la Cultura e con la Storia.
Di tutto ciò cosa rimane ? A prima vista nulla… Da società opulenta, a volte volgare, ma piena di speranza e fiducia nel futuro, siamo passati ad una in crisi perenne, depressa e demoralizzata, con poca voglia di reagire alle sfide.
Il mondo reale, quello degli oggetti concreti, ha sempre minore centralità rispetto a quello del virtuale, delle icone che si propagano come memi nella rete.
Eppure la Pop Art, nelle sue declinazioni, surreal, new, social, ha una nuova vita. Tanti artisti contemporanei vi si dedicano.
Questo per la consapevolezza che il Consumismo. on ha realizzato l'utopia, ma ha creato nuove distorsione. E la nuova Pop Art non fa che esplorare il lato oscuro delle Icone che il mondo contemporaneo crea. Un’esplorazione che può avvenire in maniera conservativa, citando il passato. Oppure contaminando il tutto con linguaggi alternativi, da quelli arcaici delle fiabe a quelli ipercontemporanei del fumetto.
Può essere una rievocazione malinconica e piena di ironia, come quella di Dcgraphics e di Eretica. Lo so, molti mi guarderanno straniti e mi prenderanno per pazzo, dicendo
“Ma è soltanto grafica”
La stessa cosa che è successa ad un mio caro amico, uno dei più importanti artisti digitali italiani, che dopo il successo di una sua personale in una capitale europea, si è presentato al Centro d’Arte Moderna, diretto da un nostro connazionale che lo ha preso a pernacchioni.
Ebbene, io rivendico pienamente il suo diritto, quello di Dcgraphics e di Eretica di chiamarsi artisti. Tempi nuovi richiedono linguaggi e tecniche nuove. Fossilizzarsi nel passato, significa estinguersi. Come dicono in America
Change or die
L’Arte di di Dcgraphics e di Eretica ha la dote di coniugare due esperienza estetiche diverse: l’algida bellezza che richiama idealizzandolo il mondo passato dell’America di Happy Days e dell’infanzia e la sua dissacrazione.
Dissacrazione che nasce dal mostrare le cose come veramente sono, al di là di tutti gli infiocchettamenti che vogliamo aggiungerci: il potere anarchico dell’ironia.
E lo iato tra queste due percezioni differenti, costringe chi guarda a riflettere su stesso e sulla sua natura, minandone le certezze e ribadendo il valore profondo dell’Arte: non decorazione, ma riflessione profonda su se stessi, nel tentativo di diventare migliori.















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martedì 31 gennaio 2012



“A little piece of my art”

a cura di Togaci




Il 17 febbraio 2012 la miscela di arte e letteratura che è l’anima dell’HulaHoop club si sublima in una serata intensa e carica di emozioni.



Apre la personale “A little piece of my art” di Martina Monopoli (dal 17.2.2012 al 23.2.2012).

La macchina fotografica si fa strumento di analisi pittorica: coglie un attimo metafisico in cui l’artista diventa soggetto della sua stessa opera ed entra fisicamente nella propria visione introspettiva. In una fusione di immaginazione, di effetti luministici e cromatici, Martina Monopoli ritrae i pittori ,e non (Eleonora Gianfermi, Stefano Bolcato, Cristiano Petrucci, Silvia Faieta, Gianni Lancellotti, Francesca Gerlanda Di Francia, Valerio Pierbattista, Marcello Toma, Valentina Zummo, Stella Venturo, Paolo Pietrangeli), e si fa interprete eccellente di un panorama pittorico multiforme e significativo.



Segue la presentazione del catalogo degli eventi 2011-2012 del binomio HulaHoop-Togaci, cui presenzierà il Gianluca Peciola Consigliere della Provincia di Roma ,che ha abbracciato il progetto.



Quale migliore intrattenimento, il palco dell’HulaHoop ospita il reading del cantiere letterario curato da Carlo Sperduti. Sulle scenografie di Francesca Gerlanda di Francia i ragazzi della “letteratura notturna” leggeranno i racconti più significativi, dando alla serata un sapore di notte magica, stravagante, inquieta e onirica.

(I lettori e autori dei racconti sono: Daniela Peruzzo, Diletta Fedele, Camilla Cossu, Felice Quartullo, Leonardo Battisti, Alessandro Reali, Marco Lipford, Patrizio D’Amico, Patrizia Berlicchi, Specchio Gelido, Elena Benigni).


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Cristina Ricatti.

scrive per Martina Monopoli.



“A little piece of my art”

Pensate a una favola: un mondo fantastico, pieno di colori, di magie e sortilegi, dove figure stravaganti vivono la propria quotidiana fantasia. La storia inizia quando una fotografa di notevole talento attraversa lo specchio e si ritrova in tanti universi paralleli che si susseguono uno all’altro, da regni di incantevoli colori a scenari da incubo, incontra quei personaggi fiabeschi e ci parla, si fa raccontare il proprio sogno, poi chiede di posare per lei. Così, con il suo obiettivo, Martina Monopoli entra nel paese onirico dove i pittori diventano interpreti di se stessi, soggetti dei loro quadri, regala a ciascuno l’ambizione più grande per un artista: l’unione sublime con la propria ideazione, la mente che si riformula nel corpo del creatore. È un gioco sottile, geniale, che offre a Martina soluzioni perfette per il proprio  orientamento. Quel dualismo fra aspetto esteriore e anima che ha sempre caratterizzato la sua indagine fotografica non poteva trovare esplicazione più efficace nel fondere la figura fisica degli artisti con la rappresentazione delle loro visioni interiori. Il vero aspetto favolistico per altro sta in questo incontro che sembra un lieto fine, qualcosa che doveva accadere per volontà del fato, perché la vivacità cromatica propria degli scatti di Martina si sposa alla perfezione con i colori e le stesure di quadri e opere che tornano all’origine, ridiventano tele su cui la macchina fotografica stampa con la più alta risoluzione i chiaroscuri forti, la contrapposizione di nero e bianco, i toni vivaci, gli effetti luministici che danno sostanza e concretezza anche alle più sfuggevoli irrealtà.

È un progetto collettivo, un discorso corale che non trascura però l’individualità di ogni modello e del suo personale set, la propria intrinseca espressività, così ogni posa, ogni scatto sono stati studiati per esaltare e rafforzare il significato delle singole opere o idee, il quadro non è solo uno sfondo, è un tutt’uno indivisibile con l’artista.

L’aspetto più esaltante di questa esperienza è sicuramente il connubio di tecniche artistiche differenti, che si mettono una al servizio dell’altra per rafforzarsi a vicenda; artisti diversi collaborano fra loro perché pittura e fotografia esprimano la forte complementarietà che le lega in una esigenza estetica multiforme, quanto univoca nel farsi espressione del pensiero intimo e dell’immaginazione.

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Martina Monopoli

 nasce a Roma nel 1985.

Il suo percorso di studi sociopsicopedagogici la porta ad interessarsi di psicologia e di linguaggio non verbale in quanto espressione inconscia delle emozioni.

Da qui nasce il suo interesse per il linguaggio visivo: tramite l'osservazione dei gesti, infatti, la verità viene rivelata per immagini.

Tuttavia è solo nel dicembre del 2009, quando resta profondamente emozionata da una fotografia, che sceglie la macchinetta fotografica come mezzo espressivo, decide di regalarsi una reflex ed intraprende un percorso di studi fotografici.

La sua fotografia, caratterizzata dai forti contrasti, spazia tra la trasposizione in immagini di sentimenti e mondi interiori ed il puro esperimento estetico, con una particolare predilezione per il ritratto come tecnica espressiva.

Il dualismo ed il complicato equilibrio tra interiore ed esteriore è ciò che la ispira, attraverso la sua personale ricerca fotografica sembra quasi voler arrivare a comprendere i meccanismi emozionali che legano tutti gli esseri umani ed allo stesso tempo caratterizzano ogni individualità.

Dal 2010 è attiva nel campo della musica live: Subsonica, Caparezza, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Daniele Silvestri, Gino Paoli, Skunk Anansie e Linea77 sono alcuni degli artisti che ha interpretato attraverso il suo obiettivo .

Lavora inoltre come fotografa sportiva partecipando ad eventi di rilievo nel settore delle arti marziali come Judo, Karate e Ju-Jitsu.

Nel 2011 espone le sue fotografie al “Dyonisos pub” e alla scuola “Pisacane” di Roma.

Collabora stabilmente con la webzine sound.36 e il sito di informazione sportiva fighting-promotion; anche  06live, Ondalternativa e Me.tro. hanno pubblicato i suoi scatti in diverse occasioni.

Attualmente vive e lavora a Roma come fotografa.

“A little piece of my art” di Martina Monopoli
(dal 17.2.2012 al 23.2.2012).
PRESSO HULAHOOP
VIA L.F. DEMAGISTRIS 91/93
PIGNETO ROMA
la mostra sara'visibile tutti i giorni da lunedi al sabato 19.00 alle 00.00
entrata con tessera
aperitivo ore 19.30
€8.00
info:+393493191935

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mercoledì 18 gennaio 2012

WOMEN IN BLACK BI-PERSONALE DI FOTOGRAFIA MARY ROUGE E BLAS-PHGRAFIK



Il secondo evento parte il 27/01/2012 al 9/02/2012 HulaHoop Club


a cura di Togaci.

Con Le fotografe che hanno donato scatti e interpretando ,moti dell'anima .

Simona Manzone alias Blas.phgrafik artista Piemontese e M.antonietta Cardea alias Mary Rouge

La serata si animerà con un duo di danza “Alter-Ego” è estratto dalla performance la danza “ Guaranì” nata dalla collaborazione tra le danzatrici Irene Giorgi e Marta Mearelli.

Un passo a due femminile danzato sulle toccanti note del notturno di Chopin in netto contrasto con lo stile contemporaneo.

Women in black bi-personale di Fotografia
M.antonietta Cardea alias Mary Rouge & Simona Manzone alias Blas.phgrafik


testo: di Camilla Cossu

Due donne, due mondi. Ed anche più.



L'universo scenografico che ci mostrano Mary Rouge e Blas.phgrafik è popolato da altre donne, altre anime che si muovono sulla superificie delle cose. Seppur entrambe colgano il dato reale, questo viene mutato senza incertezze dall'innata volontà di scavare nelle zone più oscure e più fragili del desiderio umano. L'apparenza e la nudità, allora, si offrono ai nostri occhi senza preoccupata distinzione: esseri garbati paiono danzare su un piano parallelo che s'allontana dalla realtà tangibile, a metà tra l'irreale ed il fantastico.



In Mary Rouge gli elementi naturali trasfigurano e giocano la loro presenza su gamme coloristiche brillanti e sature, gli oggetti divengono ambienti avvolgenti. L'erotismo è un contenitore spaziale, il respiro vitale delle donne che vogliono di mostrare il proprio corpo nell'imperfezione di una calza a rete strappata e di un trucco retrò. Se la femminilità è donna, questa non si limita a risiedere esclusivamente in essa ma abita il sesso opposto con la grazia efebica e suadente della pura innocenza. Gli scatti di Mary Rouge posseggono una sottile musicalità in cui il sensuale è ciò che parte dalla mente per giungere ai tacchi, simbolo di sudata ma ineludibile scomodità di vita e di piacere.



Blas.phgrafik è equilibrata compostezza libera da rigidità accademiche e da regole razionali. L'artista fa capolino dall'esperienza di più vite, ne estrapola il tacito spessore e lo intreccia, lo sovrappone. Il limite temporale è abbattutto: non vi è appartenenza specifica e nè potrebbe essere, se ciò che viene bloccato in un momento è la contemporanea fluidità dell'inconscio. Per questo le sue opere sono pregne di quel sapore antico dell'esistenza, frammenti di vite collettive esibite senza vergogna a testimonianza di una schizofrenica indagine che fonde corpo e mente, universali traghettatori sani di emozioni
 
HulaHoop Club

via Luigi Filippo De Magistris 91/93,
 00172 Rome, Italy
info:togaci.arte@gmail.com

giovedì 5 gennaio 2012

La Viande Rouge mostra fotografica di Maria Gabriella Cinà

La Viande Rouge
13/01/2012 al 26/01/2012
aperitivo ore 19.30
€10+tessera annuale
HulaHoop Club
via Luigi Filippo De Magistris 91/93,
00172 Rome, Italy
mostra visibile tutti i giorni esclusa la Domenica
18.30 alle 00.00
info:+39 3493191935
http://lipfordtogaci.blogspot.com/




Il 2012 all’Hula Hoop con il progetto Togaci si riparte con un nuovo ciclo di mostre dedicate alla Fotografia .

La mostra che aprirà il calendario di Gennaio 2012 , e la personale di Maria Gabriella Cinà,che si terrà il 13 Gennaio alle 20.00

dal Titolo La Viande Rouge , i scatti della Cinà sono parte di un percorso dove le muse ispiratrici sono due geniali performers , katia stefani in arte Madame Decadent e Chérie Roi.

Il concept della mostra e di Togaci e di Maria Gabriella Cinà il testo e di Camilla Cossu .

L a serata e avrà inizio con performance di Chérie Roi , ispiratasi dallo anonimo nome ,La Viande Rouge (Carne Rossa), Chérie Roi darà una nuova rilettura sobria al mondo del nudo.

[I nudi contemporanei sono contenitori della bellezza “sottovuoto”, immagini di sensi perduti nelle anatomie frammentate che i mass-media mercificano come carne al macello.]

Interessante inizio per poter decidere cosa gli occhi vogliono ancora vedere .



La Viande Rouge

Testo di Camilla Cossu

Gabriella Cinà lavora con il corpo. Il suo lento lavoro di ricerca individuale, atto a scavare dentro il proprio Sé, culmina nell'indagine estetico-artistica che guarda all'epidermide come un terreno da scoprire. Differenti luminescenze si posano sul corpo e indagano le possibilità molteplici della sua morbidezza, lo ri-qualificano quale strumento per eccellenza di una vita che dialoga direttamente con l'arte. Il corpo accoglie e dona la vita, è esso stesso opera d'arte ed apice di una comunicazione intima ed universale, emotiva ed intensa.

Come già in "Pezzi di Vita" (2009), s'impone attraverso gli scatti un gusto per il dettaglio che offre allo sguardo l'aspetto vitale della performance, con tutto il pathos che lo caratterizza. L'atmosfera sospesa si carica di attesa e l'occhio scruta il mistero di un gesto, di un'azione volta ad una nuova scoperta. Corpo ed ambiente copartecipano la diffusa luce rossastra, un velo che accarezza le linee definite degli indelebili segni sul corpo. Disegni variegati che rimandano ad un'epoca che non c'è più, si mescolano con il contemporaneo e rivivono in esso acquisendo un valore sempre diverso, sulla pelle e nel vissuto individuale. Il limite tra soggetto ed oggetto viene abbattuto dal gesto che è fermato nell'istante preciso della sua s-definizione, come a divenire immortale ed irripetibile nella memoria di chi vi guarda dentro. Nei suoi lavori Gabriella Cinà coglie volti densi di emozioni che si susseguono, si rincorrono nella condesazione di un attimo e lascia allo spettatore la libera facoltà di sperimentare a sua volta un percorso visivo e di ricerca interiore che erge il corpo a protagonista assoluto di una nuova arte.


Nausicaà Martino in arte Chérie Roi

PERFORMER

Quando il dolore è matrimonio di arte e vita.
Il corpo come supporto da oltrepassare, non più tramite mimetico della rappresentazione, ma opera d'arte nel suo divenire, nella sua essenza più profonda.
Nausicaa è una creatura senza luogo ne tempo, è un essere che si espone in prima persona alla ritualità dell'esistenza solcandola ed accarezzandone gli abissi. Analizza la vita, i ricordi, le esperienze, i sentimenti, mettendoli a nudo e ponendosi come vittima e carnefice degli stessi.

Nausicaa è gesto.
Nausicaa ha ideato, elaborato, e poi perfezionata in collaborazione con Sylvia di Ianni, la Performance di Body Art “Le Sang D’Ophelie”, rappresentata allo Shango ed al Verso Il Diverso.
In qualità di performer, ancora con la stessa Sylvia Di Ianni e Marilena Masetti Zannini, ha partecipato a “Quadro Di Famiglia” (un tablot vivant di un celebre quadro del Velasquez) e poi allo spettacolo “SS Sindrome di Stoccolma” (ambientato nei Lager Nazisti e rappresentato nel suggestivo scenario della chiesa sconsacrata di S. Cristo a Brescia).

Ha inscenato al BlackOut di Roma, con la band Surgery e Fabiola Prato, una performance di Body Art Estrema e Manipolazione del Corpo.

E' andata in scena, ancora con i Surgery al Qube di Roma, in uno spettacolo di Body Art Estrema eseguito con Soraya Salem's Hole.

Nausicaa ha inoltre collaborato con:

Con Elmerald Bondager a Bologna al Decadence

Con il Maestro Bd in qualità di performer di sospensioni bondage al The Cage di Parma.

Come performer nell’evento il “Corpo Nudo” a cura di Extrema Gendere Art e Marco Fioramanti.
Ha realizzato con Andrea Ropes e Tiger Orchid la Performance “Sex Crime” in Emilia Romagna.
Ha partecipato ad un evento della Maison De La Torture unendo l’arte del Bondage alla Body Art Estrema.
E' intervenuta come performer di sospensioni per Andrea Ropes alla serata “Blood’n Ropes” di La Maison de La Torture sempre in Emilia.
Ha preso parte con Marco Fioramanti e Gianluca Fronda all’evento di Night Italia “The unpublished culture”.
E' andata in scena ne “La Bautta” al teatro TraieVolte (performance caratterizzata dall’uso del fuoco).
Ha scritto ed inscenato, presso l'Ex Mattatoio di Pomezia, la performance "Labirinti dell'Anima", ispirata al manifesto ed alle opere di Silvia Faieta.
Ha collaborato con Tiger Orchid per l'inaugurazione della mostra d'arte Il Viandante e la sua Ombra a cura di Alessio Brugnoli al Centro Labicano Arte Contemporane CLAC, con la Performance di Extreme Body Art "Le Surlangue D'Un Corps".
Ha scritto, diretto e partecipato al video,: Under Seduction By. Dr Shinto. From the album "A Sonic Lobotomy"
Ha collaborato al progetto di Francesca Fini (esperimento Formativo..) ALONE IN THE DARK
Ha scritto e portato in scena la performance "The Black Lines" per l'esposizione d'arte Arte di Silvia Faiete
Ha scritto, diretto e partecipato al video "Le Sang D'Ophélie", with Jerome Advo for France Industrial Sin
Ha partecipato al Vernissage fotografico di Nihil Veilleur-Prêtre a Parigi, portando in scena una performance di extreme body art "Circus of the Cursed Angels", con le musica di In Slaughter Natives.


Gabriella Maria Cinà

nata a Palermo il 6 gennaio 1974 e vivo a Roma.



Fin da giovanissima, avevo 9 anni quando ho avuto in regalo la mia prima macchina fotografica con ottica galileiana, mi sono dedicata alla fotografia. Prima da autodidatta seguendo solo il mio istinto, poi negli anni ho cercato di affinare le mie qualità grazie ai corsi di fotografia ed al continuo e stretto contatto con la macchina fotografica che è ormai parte di me e del mio vivere quotidiano.

Amo riprendere la vita ed i volti che in essa si susseguono in un fluire continuo, sono principalmente una ritrattista di strada.

I volti vengono ogni giorno condizionati dalla 'forma' che pretende di fissare in un ruolo, in una convenzione, in una maschera ogni volto.

Ognuno di noi, per vivere, è costretto ad indossare delle maschere che finiamo per accettare anche se in esse, spesso, non ci identifichiamo.

E' da queste maschere non possiamo sottrarci per non mettere a nudo sogni e desideri segreti, repressi e condannati da un mondo in cui dominano la finzione e il conformismo.

Io sono alla ricerca continua di quello che ognuno di noi nasconde dietro la maschera.

Cerco in ogni volto la verità, quell'espressione che rende unico l'uomo senza condizioni e senza regole

Cossu Camilla

Classe 1982 vive ed opera a Roma

Laurea di dottore in Storia dell'arte contemporanea

Storia dell'arte contemporanea, storia della fotografia, analisi del film, didattica del museo e del

territorio, storia della critica, estetica, sociologia dell'arte e della letteratura, letteratura inglese

Storia dell'arte medievale, moderna e contemporanea, storia del restauro architettonico, storia della

filosofia, della musica, del teatro e dello spettacolo, storia del cinema, museologia, filologia romanza,

letteratura latina medievale ed umanistica, letteratura cristiana antica, letteratura italiana medievale e

contemporanea, lingua e letteratura latina, storia delle tecniche artistiche, legislazione dei beni

culturali, lingua inglese, paleografia e diplomatica, chimica applicata ai beni culturali, architettura del

paesaggio.



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lunedì 5 dicembre 2011

MAKE ART Alessandra Liberato / Lucia Proia




MAKE ART
dal 16/12/2011 al 12/01/2012
HulaHOOP
Via de Magistris 91/93 (Pigneto)
ORE 20.OO
[Alessandra Liberato / Lucia Proia] + DJ-morganMorison

a cura di Togaci,progetto Comunicativo Mauro Tropeano



Tra ambientazioni surreali e viaggi onirici Alessandra Liberato e Lucia Proia si dividono gli spazi dell'Hula Hoop Club per una bi-personale a cura di To...gaci che inaugura il 16 dicembre 2011.



Il punto di vista a tratti malinconico, quasi inquietante ma senza perdere quel giusto senso di rassicurazione, di Lucia Proia si contrappone a una visione più smaliziata, fanciullesca, fortemente influenzata da una visione fiabesca che caratterizza le opere di Alessandra Liberato.



L'istintività dei lavori di Alessandra Liberato evoca atmosfere e sensazioni che i personaggi vivono nelle sfumature dell'artista.

Legata alI'illustrazione di libri per bambini, i suoi mondi ci riportano alla nostra infanzia, quando da piccini sognavamo ad occhi aperti sperando che tutto fosse possibile e che niente avrebbe impedito di realizzare ogni piccola grande fantasia che solo l'innocenza di un bambino è in grado di suscitare.



Altrettanto fiabeschi sono gli universi paralleli di Lucia Proia. Per entrare in empatia con la poetica dell'artista è di fondamentale importanza non perdere il contatto con la propria infanzia e credere ancora nella magia della favola.

L'innocenza entra in contrasto la parte oscura e decadente dando carattere ai personaggi rappresentati dall'autrice. Ispirata spesso dalle Pullip Dolls, i soggetti rappresentati incarnano questi aspetti del suo lavoro.



Di chiara matrice Pop Surrealista, i lavori delle due giovani artiste si fondono creando una perfetta armonia tra i due mondi a un primo impatto diversi ma che trovano nell'illustrazione un ideale punto di contatto comune.


Alessandra Liberato nasce a Roma nel gennaio del 1985.

Dopo il liceo entra nel mondo delle arti grafiche e prosegue la sua formazione nel campo dell’illustrazione.

Tra il 2005 ed il 2008 viaggia tra Londra e Lisbona dove

studia le lingue e frequenta corsi d’arte e design.

Attualmente vive a Roma, dove si dedica all’illustrazione per l’infanzia e alla pittura.

www.alessandraliberato.com


Lucia Proia

Lucia Proia è nata a Latina il 05/03/1971, dopo aver conseguito il Diploma di Liceo Artistico nella sua città, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2001. Il suo percorso artistico inizia da quando nel 1991 appena diplomata partecipa a diverse rassegne sia collettive che personali, concentrandosi attraverso la sua sperimentazione pittorica sul mondo femminile, creando sempre una dimensione parallela alla realtà, sfiorando atmosfere cariche di molteplici significati. Mette in evidenza l’aspetto emozionale e al tempo stesso onirico, a volte mitologico dei suoi personaggi, avvolgendoli in una aurea di mistero , spesso sospesi in uno spazio indefinito . Nel 2003 collabora, insieme all’ equipe artistica di Piana Delle Orme, all’allestimento di diversi padiglioni del museo realizzando murales e scenografie inerenti la storia della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2010 partecipa e realizza 78 opere da condividere con altrettanti 78 artisti esponendole in una armoniosa comunione di colori che dette vita all’evento 78x78 (settantotto opere per settantotto artisti). Dopo questa esperienza i suoi studi la orientano anche attraverso temi per lo più naturalistici dove anche qui l’osservatore è spinto ad immergersi in contesti irreali, i contorni non sono netti e definiti ma come contornati da un una atmosfera surreale. La tecnica che predilige è il pastello, studiata ed approfondita nei diversi anni del suo percorso artistico, attraverso la quale esprime al meglio il suo linguaggio visivo.

Si dedica in concomitanza alla sua pittura ad alcuni stage dedicati ai murales facendone un vero e proprio mestiere.


Morgan Morison (all'anagrafe Mauro Tropeano) nasce il 6 settembre del 1985. Dall'età di 15 anni matura una profonda passione per l'hard rock - glam di Marilyn Manson che lo guiderà verso una concezione alquanto trasversale e sotterranea della musica. Al compimento del diciottesimo anno di età, riceve in regalo la sua prima chitarra elettrica, che chiamerà Asia (come una delle sue attrici preferite), con l'ausilio della quale darà sfogo alle sue idee veritiere e ricercatrici in ambito strettamente sociale. Nasce qui la struttura di una mente lucidamente estroversa, dai tratti androgini, le cui riflessioni prendono spunto dalla qualità e dall' etica dei rapporti umani, dalle conseguenze legate alla continua sottrazione, agli occhi dell' opinione pubblica, della realtà oggettiva di fondo che si pone come perno del meccanismo regolatore dello spazio e del tempo che l'individuo è costretto ad affrontare.



Dalle prime esperienze di "Maskara", alle sperimentazioni di "Bubbleshit", passando per le atmosfere croniche e le prime scoperte liriche di "My angel" e "Sefirot", fino ai rigurgiti di "Queasy", l'artista irpino, con gli anni, ha valutato anche esperienze di "gruppo", considerando il supporto di un energico gruppo rock avellinese, i "the Noises", con i quali ha dato alla luce un singolo (pensato in vista della partecipazione ad Arezza wave 2006) contenente nuove e definitive versioni di brani corposi come "Adrenaline" e dall'aria malignamente melodica come "Acid me".

A seguito dell'abbandono della band da parte di Cristiano Spinelli (Kris), mM si è diviso tra il progetto Noises e un progetto a due menti col chitarrista, fruttando alcuni brani scritti a quattro mani come "whitin' myself" e "catFish", passando poi alla scrittura in italiano per pezzi come "Missione di Pace" e la mitica "Lies", cimentandosi solo come autore dei testi lasciando nelle mani del capace polistrumentista la stesura delle musiche.



Tra i vari progetti collaterali, Morgan Morison sostiene una valida collaborazione con il bassista e tastierista degli Heliantus: il progetto porta il nome di "Dual dick" e lo scopo risiede nello "storpiare" e macinare cover alla propria maniera, al fine di divertirsi e far divertire. Dopo aver "esordito" con l'album "Queasy", un disco ricco riferimenti, definisce una ricerca di stile. Oltre alla cura delle canzoni, infatti, in questo periodo si sviluppano altre necessità espressive come la pittura, il video e l'immagine. Nascono così due videoclip, "aDRENALINE" (nella versione con i the Noises) e "soniCat", un brano sperimentale accompagnato da immagini altrettanto ricercate.



A tre anni di distanza da "Queasy", morganMorison concepisce il concept album "americanStyle" (uscita prevista per luglio), non molto lontano dall'idea del disco precente, valorizza ancora una volta il legame che c'è tra musica e immagine; immagine non intesa come prodotto di copertina, ma come un lavoro di ricerca al fine di dare un'idea sempre più ampia all'intero concetto.



Morgan Morison è un artista completo, colto, caparbiamente saggio, privo di paraocchi, con talento in fase sempre crescente e dotato di una benigna sfacciataggine utile, odiernamente, all' esposizione di sè stessi in una vetrina sempre più stretta e scomoda.


http://www.morganmorison.it
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domenica 20 novembre 2011

SISTERS ON AIR!



Serata a sostegno di Radio Onda Rossa
organizzata dal Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche

[18 Dicembre 2011, Live @ HulaHoop Club – h. 18 / 24]
Via Filippo Magistris 91/93 -PIGNETO- Rome

ingresso €5.oo CD OMAGGIO
PROGRAMMA
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1 - TAIKO NO KOE Trio- La voce del tamburo (etno-world) h.19.00


L’energia del tamburo giapponese (Taiko) viene trasmessa a chi l’ascolta dalle tre percussioniste:
Rita Superbi, fondatrice del Gruppo Taiko, primo gruppo italiano di tamburi giapponesi, Catia Castagna, attrice e percussionista, e Marilena Bisceglia (percussionista e aikidoka).
Eleganza e potenza dei movimenti, precisione nell’esecuzione con spazi dedicati a piccole e “giocose” improvvisazioni, ma senza la pretesa di “essere giapponesi”, usando quindi la tecnica del taiko che viene però qui “contaminata” dalle precedenti esperienze artistiche delle tre percussioniste.
L’energia parte, trapassa e ritorna, in un circuito continuo, perché come dice il maestro Kurumaya Masaaki, la pelle del tamburo è uno specchio che riflette ciò che si fa, quindi se si suona con il cuore (kokoro) si trasmettono e si ricevono emozioni, facendo vibrare l’anima di chi ascolta.
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2 – Francesca Fabris (folk-bossa) h.19.30


Francesca Romana Fabris presenterà alcune delle sue canzoni dal suo ultimo EP in uscita a dicembre 2011. Attiva nel campo musicale da oltre 10 anni, dal 2008 sta portando avanti un nuovo progetto di canzoni orginali in italiano e inglese, in uno stile folk-bossa con largo uso di improvvisazioni. Per la serata del 18 dicembre presenterà il suo repertorio in un set acustico, chitarra e voce, accompagnata da Evon Gutten al clarinetto.

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3 – Elisa Luu (electro) h.20.15



Elisa Luu (Elisabetta Luciani) è una compositrice romana che ha cominciato la sua carriera musicale come sassofonista, spaziando tra il jazz e la musica fusion. Dal 2007 ha cambiato i suoi orizzonti musicali cominciando a comporre musica ambient/elettronica. Lo scorso anno ha aperto l’etichetta indipendente ‘La bèl netlabel’, insieme a Adriano Bossola, con cui è uscito il suo ultimo EP ‘The time of waiting’. La vedrete riprodurre live la sua musica con il supporto di computer, controllers e synth vari.

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* durante l’esibizione verranno proiettati video della fotografa e videomaker Qamile Sterna *
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4 – Helene Paraskeva - Silvia Balossi (etno-world) h.21.00



Helene Paraskeva è nata ad Atene e vive a Roma. Immigrata ed extracomunitaria ante litteram ha imparato a convivere con la precarietà quotidiana. Per recuperare una parte di sé racconta storie. Collabora con la rivista settimanale “Internazionale”.
Silvia Balossi, cresciuta respirando il vento dell’Africa, inizia l’arte e lo studio della kora per recuperare una parte di sé. La kora è uno strumento per tradizione suonato dagli uomini nati nella casta specifica dei griot di cultura Mandinga. Suonando e cantando una lingua che non parla, la lingua mandinga, l’obiettivo è quello di “sentirsi a casa”, pur essendo sempre in “territorio straniero”.

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5 – Eli Natali (folk-rock) h.21.30


Elisa Nancy Natali nasce nel 1981 a Sydney e cresce fra l’Australia, Ginevra, Londra e Roma. Di padre italiano e madre inglese, trascorre l’adolescenza in paesi francofoni, padroneggiando per tanto queste tre lingue.Comincia a suonare la chitarra da autodidatta a 13 anni e fin dall’inizio compone brani. Nel 2007 firma un contratto discografico con la Funkyjuice che le permetterà di incidere il primo disco: “Interprétation”.L’ascolteremo in versione chitarra e voce, con anteprime dei pezzi del suo nuovo album, ormai prossimo alla stesura definitiva in studio.

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6 – Giulia Anania (pop-rock) h.22.00

Giulia Anania, autrice e musicista, nasce a Roma nel 1984. La passione musicale di Giulia Anania nasce da un amore smisurato per la voce e lo spirito di Gabriella Ferri. Nei suoi brani racconta con un lirismo cinematografico l' Italia di oggi e di ieri, la sua bellezza e le sue contraddizioni, l' amore, i paesaggi urbani, i sogni e le disillusioni della generazione Anni Zero.
Nell’agosto 2010 firma un contratto di esclusiva come autrice e compostitrice per la Warner Chappell e ha la fortuna di scrivere con alcuni dei più grandi autori italiani e la possibilità di comporre per le colonne sonore dei film "Come trovare l'uomo sbagliato al momento giusto" e "Oggetti smarriti".
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7 – Dj Set: Sisterhood is Blooming & Pin*Klò h.22.30-24.00

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MAKE ART (PITTURA E ILLUSTRAZIONE)

Lucia Proia & Alessandra Liberato (Togaci)


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